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Allo scopo di creare un clima prestigioso dell'ambiente, servirà, prima di passare alle notizie documentate, dobbiamo ricorrere alla leggenda, poggiata però sopra tipici nomi locali che persistono: "La Rocca", entro l'abitato, "Romitatico" e, specialmente, "Il castello" tutto immerlato ed esposto agli elementi lungo la cresta che promana verso oriente dal monte Penna.Messe in relazione fra di loro, queste denominazioni accendono la fantasia e producono un'atmosfera preistorica adattissima a concretizzarsi in elementi da saga nordica.sce tuttavia dall'alone dell'immaginativa la "Rocca" e ci introduce con piede sicuro nell'impianto d'un comune rustico, cellula medievale d'organizzazione civica che si avvera in ogni conglomerato, in condizione peraltro di doversi appoggiare o al "signorotto" o al "comune cittadino"; per il nostro caso a quest'ultimo sostegno.
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A carta 182 del "Liber Grossus", ove a Reggio registravano tutto, sono trascritti i nomi dei capifamiglia, assieme a quelli di Secchio ( erano considerati un'unica comunità ) che nell'anno 1243 erano in numero di 35. Un altro volume in pergamena, il "Liber focorum", ci assicura che la struttura della Comunità, nell'anno 1315. Era già funzionale, però nel comune di Ripiola: dirigeva come "Consul" Albertus de Coloreto e fra i terrieri tassabili per avere un poco di rendita figuravano: Giliolus de Costabona, Dominicus de Costabona, Ghibertus de Costabona. Possiamo quindi configurarci la loro vita organizzativa: al principio di ogni anno si indiceva l'assemblea generale nella rocca per passare all'elezione dei nuovi capi mediante l'estrazione del "bussolo": così usciva il "console" in cui s'imperniava l'autorità. Successivamente i consiglieri, uno per borgo. Poi il "massaro", responsabile della parte finanziaria e il "barighello" ( o sbirro ), uffici questi antipatici seppur necessari; e la vita civica filava con onestà.
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Con questo sistema ancor primitivo trascorsero quasi due secoli, non senza inconvenienti certo; ma, appartati com'erano, non si sa che subissero le burrascose vicende della città. Di specifico è da notare una conglomerazione feudale sotto i Fogliani, facente capo a Minozzo dal 1373 insieme con Garfagno, Tizzola ( borghi di Minozzo ), Poiano, Carniana, Ripiolla ( vittima di una frana ), Bedogno ( e Costabona) fino all'affermarsi della casa d'Este all'inizio del secolo XV. Gli Estensi organizzarono il territorio in Podesterie e, localmente, quella di Minozzo raccoglieva a sè anche Costabona. Così, per un altro buon secolo, Costabona era retta in nome del Duca del Podestà insediato nella rocca di Minozzo, custode fedele degli ordini ducali e, al contempo, benigno osservante dei "privilegi ed immunità" che ogni Comune aveva ottenuto da Nicolò d'Este, quando strappò ai Fogliani il dominio della montagna. Si cambia invece fisionomia di regime, quando incominciò lo sminuzzamento dell'ampia Podesteria in "feudi", assegnati "honoris causa" a molte famiglie desiderose di sfoggiare qualche titolo nobiliare. Per avere l'investitura delle due Comunità combinate assieme, onde formare una contea, iniziò le pratiche la Casa bolognese Malvasia della Serra e i due fratelli Sigismondo e Napuglione, con rogito 17 Marzo 1608 redatto dal notaio Panizzati, poterono denominarsi "conti di Costabona e Secchio", a condizione che procurassero alla Cucina ducale, entro la prima domenica di quaresima di ogni anno, un vaso da 4 libbre pieno d'olivoni. Non sembra che di questa investitura fossero ugualmente soddisfatti i vassalli interessati, perché cercarono di avanzare riserve, nella speranza di disarmare i pretendenti; invece i conti le accettarono perché non ne risentivano le finanze. Avevano d'altro canto i loro oneri abituali: tenere in assetto 4 soldati in continuità e fare la corvèes tutte le volte che veniva richiesto. I due suddetti conti erano completamente estranei al feudo e alla concessione del titolo si limitarono ad un pallido complimento al Duca.
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Ai primi
investiti susseguirono, senza lasciare traccia: Francesco Maria, figlio
di Napuglione, nel 1655; Riccardo Carlo nel 1695; Francesco Maria,
nipote dell'omonimo nel 1717; Orazio, nel 1771, ma 7 anni dopo moriva
senza discendenza; perciò il feudo devolse alla Camera Ducale e lo prese
in consegna il Podestà di Minozzo. Era pronta un'altra Casata a
subentrare e, siccome ogni investitura era un buon cespite per la cassa
ducale, la cosa si combinò senza indugio. Ludovico Marchisio di Modena
fu investito di Costabona e Secchio il 30 Settembre 1777; ma visse conte
solo per due anni e senza figli, sicché questi ricadde alla Camera
Ducale nell'Ottobre del 1779. Un ramo cadetto della stessa Casa,
Giuseppe Filippo, ottenne di riscattarlo col pagamento di una tangente
d'investitura il 10 Febbraio 1781. Mirava però ad accrescere il feudo e,
alla prima occasione, ebbe Bebbio ed anche Massa di Toano, come
succedaneo degli Scalabrini. Tutti e tre i bei titoli saltarono in aria
con l'uragano della rivoluzione francese e il conte si contentò d'esser
chiamato semplicemente "cittadino". In quella occasione Costabona fece
atto d'annessione alla Repubblica Reggiana con rogito del notaio
Giobatta Lucchi il 17 Ottobre 1796 e nelle circoscrizioni del tempo
napoleonico venne addossata al Toanese, fino alla distrettualizzazione
del 12 Gennaio 1815, quando rientrò sotto Minozzo, il cui comune fu
traslocato 3 mesi dopo a Villa. |
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E' da notare l'apporto che la frazione ha dato per l'unità d'Italia; già fin dalla campagna del 1859 i chiamati alle armi, a differenza dei giovani d'altre frazioni che si erano dati alla macchia, si presentarono disciplinatamente; tanto che, quando più tardi si trattava di indurre il Governo a concorrere con un sussidio alle spese per la fabbrica della chiesa, i capifamiglia poterono addurre, a merito civico da rimunerare che: " hanno l'onore di aggiungere che sino dal 1859, sopra le altre ville, si sono mostrati quali sono, in detti e fatti, attaccati al Reale Governo e nessuno dei loro figli, colpito dalla leva, si fece renitente o fuggiasco". Tuttavia il sacrificio maggiore di vita giovanile si ebbe durante le due ultime guerre. Pure nel periodo più caldo della Resistenza Costabona apparve all'ordine del giorno in rastrellamenti e vittime, insieme ad ospitalità per i fuggiaschi ed in questo merita riconoscenza. |
Sito Web a cura della Società del Maggio Costabonese.