Home Su ROMOLO STEFANO


Stefano Fioroni nacque a Costabona nel 1862, da famiglia di Contadini. Frequentò il corso elementare presso le scuole di allora, indi per volontà del fratello, parroco di Costabona si iscrisse agli studi ginnasiali presso il Seminario Vescovile di Marola.
Gli studi però vennero interrotti al primo anno perchè richiamato in famiglia dalla morte del padre. Il lavoro nei campi e l'artigianato in orologeria lo resero poi popolare in una vasta zona. Fu consigliere comunale di Villa Minozzo per vari anni come rappresentante del Partito Popolare. Si sposò nel 1889 con Chiesi Clementina che morì nel dare alla luce la prima figlia Aldegonda, maritata al Lugari Leonildo di Gova. Passato a seconde nozze nel 1891 con Dina Bonicelli, morta il 21 agosto 1963, ebbe sei figli: Elena, Prospero (morto sul fronte albanese il 10/03/1941, anch'egli appassionato di maggi), Clotilde, Clotilde seconda, Prospero e Domenico.
 

 La prima produzione maggistica risale al 1880 con la presentazione del Maggio storico "Massenzio e Costantino". Seguono nell'ordine quello di "Ginevra", di "Ventura del leone", di "Brunetto e Amatore". Rifece e corresse vari altri copioni: "Orlando furioso", "Gerardo" e, il più importante, "La Gerusalemme liberata", per non accennare che ai più importanti e ai più noti. I soggetti delle sue opere sono nella quasi totalità di origine fantastica; la storia di "Brunetto e Amatore" ad esempio, la raccolse dalla predica di un quaresimalista, quella di "Ventura del leone" da una favola. Intorno a questi aneddoti, la sua fantasia intesseva una fitta rete di vicende, a volte patetiche a volte movimentate, per cui la trama dell'opera risulta quella classica del Maggio cantato che la vuole densa di colpi di scena e di motivi che avvincano e scuotano lo spettatore. Scriveva i versi durante i lavori di campagna annotando le quartine sul taccuino tascabile. Qualche volta, raccontano i famigliari, lo vedevamo gesticolare da solo, declamando sottovoce, e non era raro il caso di vederlo correre a casa per fissare sulla carta il frutto delle sue fantastiche e poetiche meditazioni. Il lavoro di lima e perfezionamento (lo confermano i manoscritti) lo faceva assistendo alla prima rappresentazione, che curava, nella regia, personalmente. Unico difetto, se così si può chiamare, era il sistema di composizione per soggetti. In altre parole le sue opere erano scritte per il personaggio reale di cui disponeva nel suo complesso di artisti, per cui le parti di alcuni dei protagonisti sono lunghissime, altre quasi insignificanti. Riesce così difficile, nelle rappresentazioni, rimpiazzare gli scomparsi "attori". Fu amato, venerato e stimato per il suo carattere mite, riguardoso e soprattutto sensibile, da tutti i componenti il suo complesso. Si commuoveva facilmente e negli ultimi anni della sua vita, ormai sofferente, assisteva, seduto vicino al padiglione della corte di "Tartaria" alla rappresentazione di "Brunetto e Amatore" con le lacrime agli occhi. La morte lo colse il 23 Agosto del 1940 mentre stava pensando alla realizzazione della "Rivolta di Spartaco".

 

 

Home / I PRESIDENTI / GLI AUTORI / LA CARBONAIA / LA SEDE / LO STATUTO / CURIOSITA'