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Quanto a vita religiosa, il primo oratorio in paese risale al 1456, seguito da una piccola canonica che gli abitanti del paese, uniti a quelli del vicino agglomerato di Secchio, usavano per i riti Sacri. Tanto povera che, il 21 Maggio del 1543, il Commissario del cardinal Cervini riscontrava: " Corpus Cristi in vase ligneo, ecclesiola non bene coperta". Il vescovo Claudio Rangoni, in visita il 24 Luglio 1594, esaminò il cappellano- aiuto don Matteo Belli, sulla cultura teologica e lo classificò "debilis", annotando in una successiva visita del 1615 che la popolazione del paese era di 145 anime. Verso la prima metà del 1600 i lavori per l'ampliamento della struttura erano a buon punto. Nel 1707, l'accompagnatore di mons. Ottavio Picenardi ce ne fa quasi uno schizzo: " si trova su uno spiazzo d'una costa montagnosa, ad un unica navata, fornita di due altari ed è rivolta verso sera". Tutto iniziava ad essere in ordine e Costabona aveva finalmente una chiesa degna. |
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Verso la prima metà del 1600 i lavori per l'ampliamento della struttura erano a buon punto. Nel 1707, l'accompagnatore di mons. Ottavio Picenardi ce ne fa quasi uno schizzo: " si trova su uno spiazzo d'una costa montagnosa, ad un unica navata, fornita di due altari ed è rivolta verso sera". Tutto iniziava ad essere in ordine e Costabona aveva finalmente una chiesa degna.Mons.Gianmaria Castelvetro, in visita pastorale il 2 Agosto 1751, scrive: " Costabona, benché non goda la favorevole esposizione del mezzodì, sarebbe fertile, se non fosse ingombra di spessi e folti boschi. E' povera villa di 206 abitanti e abbonda di castagneti e solo in questi luoghi vi si ha cura di questo albero, fonte di cibo per molti montanari. La primula veris, detta erba bianca, forma con le foglie nella primavera susseguente agli anni penuriosi una porzione di cibo ai poveri: le infondono entro una rada polenta di granturco e ne fanno certi gnocchi che chiamano cazza gai. Gli abitanti di questo paese sanno tutti leggere e scrivere, cosa rarissima nelle nostre montagne. Sono estremamente sobri. In conseguenza di ciò non si è giammai permessa osteria; anzi, essendosi colà stabilito uno straniero, i vecchioni del Comune l'obbligarono a desistere o a partirsene".
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Attorno al 1791 si era costruita la canonica, addossata ad un muro della chiesa; non c'erano ancora la sacrestia e le campane erano sistemate in un trabiccolo, con tronchi grezzi di castagno, issato sulla parete. La costruzione del campanile terminò nel 1837, ad opera dei parrocchiani. Il lavoro risultò talmente bene che la bellezza del campanile offuscava la vecchia chiesupola. Fu dunque negli anni che vanno dal 1876 al 1881 che tutto il paese si mobilitò per corredare la parrocchia di una chiesa degna del proprio campanile. Per le pietre "polite" e "lavorate" ci si servì dei "picchiarini" di Coriano, mentre per la muratura intervenne un esperto di Romanoro. Il resto della manodopera fu locale e finalmente San Prospero patrono ebbe un tempio di cui poteva andar fiero. L'ultima visita, che è di dominio pubblico, quella del 1909, effettuata da mons. Marchi, prospetta un riassunto sinottico: i documenti d'archivio iniziarono nel 1643; la canonica, tolta la topaia addossata alla chiesa, è del 1836; il campanile, con rifusione delle campane, sorse con entusiasmo nel 1837; chiesa, sagrato e cimitero sono del 1881 e alla fine "tutto in perfetto ordine"; solo con una punta di umorismo del rettore: "manca la salute del parroco per giovare meglio ai parrocchiani".
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Sito Web a cura della Società del Maggio Costabonese.