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Nel cuore del nostro Appennino, nelle valli solcate dai torrenti Dolo e
Secchiello, sopravvive ancora e viene praticata una delle più genuine ed
autentiche forme di spettacolo popolare: Il
Maggio cantato. Un tempo diffusissimo su tutto
l'Appennino emiliano (sono documentate le rappresentazioni che si
tennero, fino all'inizio di questo secolo nelle province di Bologna e
Piacenza), è oggi relegato in una ristrettissima zona geografica di
quello reggiano - modenese. A Costabona, grazie al lavoro paziente di
alcuni appassionati esperti (tra i quali ricordiamo il maestro Romolo
Fioroni ed il regista Gianni Bonicelli) nel lontano 1962
rinasceva la compagnia del maggio costabonese, prima, in area emiliana,
a riprendere regolarmente le rappresentazioni dopo la fine della seconda
guerra mondiale (l'origine della compagnia di Costabona è datata alla
prima metà del 1800). Il maggio vive dell'impegno dei volontari e,
seppur escluso completamente dal mondo dello spettacoo "che conta" ( e
dai relativi contributi ed aiuti economici) riesce tuttavia a
raccogliere, ancora oggi, centinaia di spettatori ad ogni evento.
Autentico volano culturale della nostra montagna (sia sul versante
emiliano che su quello toscano), rappresenta il legame che cementa
ancora le genti della nostra terra, immerse nella globalizzazione e nel
progresso tecnologico, con le più belle tradizioni che i nostri "vecchi"
ci hanno tramandato. Proprio per questo noi, gente di montagna che
naviga in internet, abbiamo pensato di produrre questo sito Web, nel
tentativo di spiegare in maniera sufficiente ma esaustiva cos'è il
maggio, da dove viene e quale potrà essere il suo futuro.
Apriamo quindi la sezione dedicata al maggio costabonese con la frase
con la quale ogni "capomaggio" accoglie gli spettatori:
"Signore e Signori benvenuti al Maggio!"
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