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I più antichi testi che si conoscono sono
manoscritti e si divulgarono per mezzo di copie a penna. Quelli
ritrovati nella montagna reggiana risalgono ai primi anni del secolo
scorso. Fanno parte della mia personale raccolta due manoscritti
risalenti a quell'epoca. Il primo, "Maggio datto l'anno 1808", senza
titolo; 82 stanze su sette facciate, formato 10x30, con una curiosa
annotazione al termine: "Fini coronat opus" e, subito dopo "che nel
presente magio si rappresenta in ristretto l'incontro di Rinaldo e
Orlando, la passione di Ruggero per Bradamante, la giostra, lo
sposalizio e la morte di Rodomonte". Fu ritrovato in un archivio
dell'alto ramisetano. |
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Il secondo, un manoscritto del 1832, mi
fu inviato dall'amico Giuseppe Giovannelli nel 1987. Si tratta di un
testo di 81 quartine dal titolo: "Maggio sopra Carlo Magno imperatore
contro il Re Amansore di Barberia per cagione di Bradamante, figlia
dell'Imperatore , che la voleva il gran Turco". Interessantissime le
note del ricercatore Giovannelli che ricordano che il testo manoscritto
fu presentato, nei primi giorni di maggio del 1832,da un certo Domenico
Bortolani di Vallisnera, al conte Antonio della Palude, podestà di
Castelnuovo Monti (RE). Nella supplica allegata, si chiedeva, a nome del
gruppo di "Maggerini di Vallisnera" di poterlo rappresentare a
Vallisnera e nelle ville limitrofe di Valbona, Collagna, Acquabona,
Nismozza. Il permesso non fu accordato dal Direttore di Polizia della
città di Reggio e Provincia, cui il Sindaco l'aveva inoltrato per
scrupolo. E' rimasto sepolto per 155 anni tra le scartoffie di un
archivio di polizia, dal quale è tornato alla luce nel 1987, grazie alle
ricerche del prof. Giovannelli. La circolazione dei componimenti
diventerà più facile nel momento in cui i testi cominciano ad essere
stampati. La tipografia che si distingue in questo genere di produzioni
popolari, fu quella di Benedetto Sborghi di Volterra, in provincia di
Pisa. Oltre quaranta sono i componimenti stampati nel periodo che va dal
1866 al 1896 e alcuni ebbero fino a otto, dieci ristampe. Arrivati nelle
nostre vallate , i testi vengono letti e riletti, nelle lunghe serate
invernali e, certamente, rielaborati dai "campioni" o "capimaggio" di
ogni località ove si costituisce un complesso. Riadattati per le
esigenze delle compagnie, che si formano spontaneamente, e del pubblico
locale cui sono diretti, i manoscritti o i testi a stampa importati,
vengono quasi sempre ritrascritti dal campione che, in genere, vi appone
il suo nome e cognome in calce. In questo modo, i componimenti
attribuiti in un primo momento ad autori locali, estendendo la ricerca
all'area toscana, ne diventano unicamente i rielaboratori o trascrittori.Intorno
al 1850, il "Maggio epico drammatico" è presente nell'area di crinale
nella quasi totalità delle Provincie emiliane. Nel 1858, ad esempio,
viene rappresentato dal complesso di Costabona il Maggio "Costantino e
Massenzio", di autore ignoto, proveniente dalla Toscana. Sull'ultima
pagina del manoscritto originale ( che fa parte della mia raccolta )
dopo l'annotazione " sono stanze 274" si legge: " Villa Minozzo il 29
Agosto 1858/ Visto: se ne permette la recita/ Pel commissario/ Giannetto
cancelliere Far.../" sul timbro: "Classe III. Commissariato P/Minozzo".
Successivamente, intorno al 1900, Stefano Fioroni lo ritrascrisse per il
suo complesso, modificandone forma e contenuto, al punto che la radicale
trasformazione indusse il pubblico ad attribuirgliene la paternità. E'
uno dei tanti esempi che dimostra come un componimento d'importazione
sia stato adeguato alle esigenze di un complesso emiliano.
(Estratto dal convegno di studi storici del 10 Ottobre 1998
l'Appennino: un crinale che univa e unirà - Relazione di Romolo Fioroni) |