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Il Maggio ha origini lontanissime nel tempo: c'è chi lo vuol far risalire, addirittura, al teatro dell'antica Grecia, derivante dal "Canto del Capro" di soggetto tragico e dal "Canto del Villaggio" che aveva andamento di commedia. Altri lo allacciano alle sacre rappresentazioni medievali che certamente lo hanno influenzato. Non si può ignorare che in epoche più vicine, il "Bruscello", cantato nelle aie dei borghi rurali del monte Amiata si è propagato e con la lettura collettiva dei poemi cavallereschi ha lentamente ma radicalmente trasformato il suo contenuto satirico in quello epico - tragico dell'attuale Maggio.E' utile ricordare che il "Maggio epico", comunemente inteso, si distingue nettamente da quelli di processione: di "questua" e "lirico - serenata". Queste due ultime forme si svolgevano e si svolgono ancora in alcune località dell'Appennino (Riolunato, in provincia di Modena), nella notte tra il 30 Aprile e il primo maggio per raccogliere offerte in suffragio delle "anime purganti", la prima e la seconda per annunciare gioiosi motivi, cantati da un gruppo di giovani, accompagnati da mandolino, violino, fisarmonica e chitarra, la vittoria della primavera sull'inverno, del bene sul male e per trasmettere - su commissione - "ambasciate" dei giovani del paese alle ragazze di cui si pretende la mano. Molto diverso e molto più complicato, il "Maggio epico" che assume nei contenuti e nella forma, le caratteristiche di vero e proprio spettacolo.

 

Il maestro Romolo Fioroni

Il Maggio - secondo quanto scriveva Giannino Degani - può anche essere considerato come rielaborazione in forma dialogica e drammatica dei racconti e delle leggende del ciclo carolingio, portate tra il popolo dai cantimpanca e nelle corti dai giullari. I poeti di corte, maggiore fra tutti l'Ariosto, raggiunsero la poesia attraverso l'ironizzazione di una materia che era il riflesso di un'altra civiltà e che non aveva radice nel terreno storico sul quale essi vivevano ... (G.Degani,"Emilia", n.1,12 aprile 1952). Lo spettacolo del Maggio epico-drammatico come viene ancora cantato in alcuni paesi dell'alto Appennino modenese e reggiano, proviene sicuramente dalla Toscana. Anche altre forme di "Maggio sacro" e "lirico serenata" di Riolunato nel modenese e il "Cantamaggio", ancora in uso nell' Appennino parmense devono aver percorso le medesime strade per raggiungere la montagna emiliana, che sono certamente quelle che servivano per incontrarsi nelle importanti fiere dei due versanti, ove si compravano e vendevano animali e merce varia. Basti citare, fra le tante, la strada "Vandelli" tra Modena e Lucca e, più a Nord, la "Luni - Reggio".

L'emigrazione dall'Emilia alla Toscana, per lavori stagionali e, soprattutto la transumanza, rivestono enorme importanza per l'importazione di queste forme di spettacolo della tradizione popolare. Che vi fossero questi scambi non vi sono dubbi. Recentemente, in occasione della consultazione dei registri della parrocchia di Pantano, in comune di Carpineti, ho trovato un documento del Comune di Giuncugnano, dell'alta Garfagnana in data 13.01.1817. Certifica la composizione della famiglia di un tale Rossi Marco ( moglie Lucia e la figlia Elisabetta, fanciulla) e afferma che "meritano caritatevole sussidio per recarsi a Modena all'oggetto di godere della Sovrana Beneficenza, ed indi procurarsi il vitto col lavoro delle loro braccia". Il 03.06.1817, l'atto di morte e sepoltura di Rossi Marco di 50 anni di Giuncugnano. Evidentemente il sig. Rossi si era sistemato a Pantano, dove lo colse la morte pochi mesi dopo l'arrivo nella frazione carpinetana. In altre sedi e occasioni ho più volte affermato e desidero confermarlo oggi, che il Maggio è penetrato nelle valli emiliane con gli emigranti: i motivi musicali, ascoltati e riascoltati, nel cuore e i primi componimenti nelle bisacce. Risalendo dai contadini di Volterra, di Pisa, di Lucca e Pistoia verso i valichi dell'Appennino toscano (Garfagnana e Lunigiana in particolare) ha anche subito non trascurabili modificazioni per quanto riguarda i motivi musicali, la gestualità, il contenuto in testi, i costumi, l'interpretazione: modifiche che si sono accentuate e sono diventate più vistose anche per quanto riguarda i testi, quando il Maggio è approdato in terra emiliana.

(Estratto dal convegno di studi storici del 10 Ottobre 1998 l'Appennino: un crinale che univa e unirà - Relazione di Romolo Fioroni)

 

 

 

 

"Brunetto e Amatore" - Costabona 1964 - La corte di Tartaria

 

 

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